Pittura su Ardesia inizio XVII secolo Scuola Veneta “Tarquinio e Lucrezia”

3.600,00

Scuola Veneta della prima metà del XVII secolo, “Tarquinio e Lucrezia”, Olio su Ardesia dall’originale di Tiziano Vecellio.

La pittura su marmo o ardesia è piuttosto rara, ma preziosissima negli effetti. Conosciuta fin dai tempi antichi, viene riscoperta all’inizio del XVI secolo, tradizonalmente da Sebastiano del Piombo. Nel sedicesimo secolo Venezia condusse un rinnovamento di tecniche e materiali artistici incoraggiati dal recupero del mondo classico, dall’arrivo di materiali provenienti dall’Oriente e dalla pubblicazione di testi greco-romani che descrivevano l’arte del passato. La stabilità della pietra stimolava gli artisti, che desideravano creare opere eterne, per usarlo come supporto per la pittura. Permise anche a loro di dimostrare la loro maestria – la procedura era considerata segreta – e di riprodurre effetti suggestivi, controllando il riflesso della luce sulla sua superficie. Tiziano stesso sperimenta, in gara con Sebastiano del Piombo, la pittura su ardesia.

Il nostro dipinto, su una spessa lastra di ardesia chiamata anche “pietra di paragone”, riprende dalla composizione “Tarquinio e Lucrezia”, che Tiziano esegue nel 1571 per Filippo II di Spagna. La storia dello stupro di Lucrezia da parte di Sesto Tarquinio (Tarquinio), e il suo successivo suicidio, era un soggetto popolare nell’arte rinascimentale: Sesto Tarquinio, figlio del re Tarquinio il Superbo, stuprò la nobile e casta matrona Lucrezia, moglie di Lucio Tarquinio Collatino. Per l’onta subita, Lucrezia si suicidò dopo aver confessato l’accaduto, spingendo il marito, il padre e Lucio Giunio Bruto a guidare una rivolta che rovesciò la monarchia e fondò la Repubblica Romana nel 509 a.C.

Sul lucido sfondo nero della pietra risaltano le bianche carni del corpo di Lucrezia e i colori sgargianti degli abiti di Tarquinio: la pittura raffinata dà un’eccezionale resa anatomica del corpo di Lucrezia, ben proporzionato nella gestualità violenta del momento. I bei capelli biondi sono illuminati dai gioielli che indossa, delle perle simbolo di purezza e castità. Tarquinio invece è vestito di scarlatto, il suo volto è deformato dal desiderio mentre brandisce la lunga lama di un coltello sopra la donna.

Sul retro è apposta una vecchia etichetta, probabilmente di collezione, ormai illeggibile.
Il dipinto è in eccellente stato di conservazione e non presenta né rotture né restauri.

Misure
ardesia cm 23,5 x 19,5
cornice cm 32,7 x 29

Descrizione

Chiti Stefano, esperto in beni culturali iscritto all’Albo al numero 195.

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