Grande scultura in marmo bianco raffigurante Venere, proveniente dalla bottega di John Gibson, Roma, circa 1850. Nota come Venere Verticordia o Venere Colorata, la sua storia è affascinante.
John Gibson (19 giugno 1790 – 27 gennaio 1866) è stato un importante scultore neoclassico gallese. Studiò a Roma con Canova e vi aprì la propria bottega, dove lavorò fino alla morte. Nato in Galles e cresciuto a Liverpool, John Gibson ebbe una brillante carriera. Dopo aver completato il suo apprendistato all’età di 26 anni, questo ambizioso gallese arrivò a Londra come artista promettente. Espose diverse volte alla Royal Academy e, nel giro di due anni, realizzò il sogno di ogni giovane scultore del suo tempo: studiare a Roma. I due anni successivi, trascorsi con Canova, plasmarono la sua carriera e il suo approccio scultoreo. Gibson studiò anche con Bertel Thorvaldsen e, all’età di 31 anni, aprì il suo laboratorio in Via della Fontanella, vicino a Piazza del Popolo. Il laboratorio di John Gibson fu uno dei più grandi di Roma durante la sua vita; era una tappa essenziale nel circuito delle botteghe degli scultori romani, come descritto nel famoso manuale di Hawks Le Grice del 1840. Impiegava modellatori, scultori e formatori specializzati e annoverava tra i suoi allievi diversi artisti promettenti, come Harriet Hosmer, William Theed e Benjamin Spence. Intorno al 1839, Joseph Neeld, erede del ricco orafo Philip Rundell, commissionò a Gibson la creazione di una Venere in piedi per la sua prestigiosa collezione di scultura britannica contemporanea, ospitata a Grittleton Hall nel Wiltshire. Gibson espose per la prima volta quest’opera alla Royal Academy nel 1839 con il titolo Venus Verticordia, che significa “Colei che cambia i cuori”. Nell’antica Roma, si credeva che la Venere Verticordia avesse il potere di convertire i cuori di donne e ragazze dalla lussuria alla castità. La Venere di Gibson non è una copia stereotipata dell’antico: attento osservatore, amava osservare i passanti, catturare i loro gesti e trasporli nelle sue creazioni. Portava sempre con sé un piccolo taccuino pieno di schizzi preparatori e appunti. Riguardo alla sua Venere, disse: “Avevo spesso notato che le donne, quando tengono in mano un ventaglio o un oggetto leggero, generalmente appoggiano le mani davanti a sé. Ho quindi raffigurato la mia Venere in piedi, con una mela d’oro nella mano sinistra”. Ai suoi piedi, nella più pura tradizione della scultura rinascimentale, pose una tartaruga, simbolo di fertilità, amore, longevità e protezione. La Venus Verticordia ebbe un tale successo tra i clienti di Gibson che egli decise di crearne una versione colorata in stile greco, che presentò alla Grande Esposizione del 1862. Questo modello colorato suscitò scalpore e scandalo all’Esposizione e da allora in poi divenne universalmente noto come la Venere Colorata. La fama della Venere Colorata valse a Gibson ulteriori commissioni per varie versioni del modello, in diverse dimensioni, la maggior parte delle quali non colorate. Molte di queste, in particolare quelle più grandi (da 118 a 167 cm), recano la firma dell’artista, ma esistono anche versioni più piccole e non firmate, come quella da 74 cm conservata all’Art Gallery of New South Wales di Sydney.
Possiamo affermare con certezza che il nostro modello, in puro marmo statuario di Carrara, è senza dubbio una di quelle versioni non firmate uscite dallo studio dell’artista: di qualità e condizioni eccezionali, apparteneva alla collezione di un’importante famiglia romana. Come lo stesso Gibson descrisse: “Ho cercato di dare alla mia Venere un’espressione di purezza e gentilezza, permeata di immutata dignità e grazia, e di grande elevazione spirituale”. Questi sono tutti valori tipicamente vittoriani, degni della scultura vittoriana per eccellenza.
Dimensioni:
Altezza: 84 cm
Base: 26 x 24 cm