Jan Hackaert (Amsterdam, 1628-1685) Paesaggio Boschivo Olio su Tela

Jan Hackaert (Amsterdam, 1628-1685).

Paesaggio boschivo, cm 61 x 53.

Firma in basso, verso il centro.

Jan Hackaert nacque ad Amsterdam nel 1628.

Pittore molto rispettato dell’età d’oro olandese, era famoso per la sua capacità di fondere i paesaggi italiani con i paesaggi rocciosi e boscosi della Svizzera. Sfortunatamente, poco si conosce dei suoi inizi. La nostra fonte più diretta proviene dal biografo olandese Arnold Houbraken, considerato il “Vasari” dei pittori dell’età dell’oro, che sottolinea la capacità di Hackaert di creare paesaggi, in particolare “vedute di grotte di montagna in paesi stranieri” , ispirati al suo soggiorno in Svizzera, tra il 1653 e il 1656. Secondo Marjorie Wieseman, curatrice della pittura fiamminga e olandese alla National Gallery di Londra, l’attenzione prestata da Hackaert alla Svizzera rifletterebbe l’interesse degli olandesi per le rotte commerciali transalpine che attraversavano questo paese.
I primi dipinti risalenti a Hackaert risalgono al 1657. Nel 1658, i documenti menzionano che l’artista risiede sul bordo del Keizersgracht [Canale dell’Imperatore] ad Amsterdam. Sebbene alcuni dei suoi paesaggi siano ispirati da pittori italiani, non c’è nulla che indichi che abbia viaggiato in Italia. Hackaert è stato anche influenzato da Jan Both, con cui condivide la sensibilità per i paesaggi idealizzati, immersi in una luce dorata. È stato anche ispirato dalle viste panoramiche di Jan Asselijn.
Collabora ad alcuni lavori con molti pittori come Nicolas Berchem e Adrian van de Velde, dove dipinge i paesaggi sullo sfondo.
Morì nel 1685 ad Amsterdam.

L’opera di Hackaert si distingue nondimeno per le sue fitte foreste dagli alti alberi frondosi, come si vede qui: la scena si svolge in una foresta, dove il sole che penetra nel fogliame tra le fronde degli alberi crea ricchi effetti di luce ; alti frassini circondano uno stagno e si riflettono nell’acqua colorata dal bagliore del sole al tramonto. Sulla destra, un contadino conduce alcune pecore e un asino sulla riva, sul quale è seduta una donna vestita di rosso.

Il dipinto “Paesaggio boschivo” ha una storia prestigiosa, appartenuto ai collezionisti francesi:
Jules Porgès (1798-1870), un uomo di grande distinzione, pieno di intuizione e finezza, proprietario dell’Hotel Porgès di Parigi che ospita la sua famosa collezione di dipinti fiamminghi con diversi dipinti di Rubens, Van Dick, Rembrandt, Bruegel Velvet e Le Lorrain.
Adolphe Schloss (1842-1910), un collezionista d’arte nato a Furth bei Landshut, che scelse la nazionalità francese nel 1871, al tempo del conflitto franco-prussiano, e sua moglie, Mathilde Lucie Haas, con la quale raccolse 333 opere provenienti dai Paesi Bassi creando una rinomata collezione agli albori della prima guerra mondiale. Dopo la morte di Adolphe Schloss nel 1910, la custodia delle opere passa a sua moglie Mathilde. Nel 1938, alla sua morte, furono i loro figli, Marguerite (1879-1959), Lucien, Henry e Juliette Schloss, a ereditarli come indivisi. Per proteggere i dipinti, i figli presero, durante l’estate del 1939, la decisione di spostare la collezione in un luogo chiamato Le Chambon a Laguenne, non lontano da Tulle, nella proprietà della banca olandese Jordan, che aveva fatto costruire delle sale di sicurezza nel seminterrato al tempo dell’invasione tedesca del 1914.La società Adolphe Schloss et fils viene posta sotto il controllo dell’amministratore giudiziario Alexandre-Paul Monnot des Angles, a partire dal novembre 1940, nel quadro delle leggi sullo status degli ebrei del regime di Vichy.
Il 10 aprile 1943, il prefetto della Corrèze Fernand Musso concesse l’autorizzazione a tre funzionari di Vichy, tra cui Jean-François Lefranc, esperto parigino di dipinti, nominato amministratore di proprietà ebraiche di alto valore, a perquisire la tenuta di Chambon. Le informazioni erano state fornite alle autorità di Vichy dall’autista che aveva trasportato i lavori nel 1939. Musso e i suoi gendarmi cercano di ritardare la partenza dei dipinti, che vengono prelevati da un tedesco e due miliziani, appartenenti alla Gestapo francese di rue Lauriston . Il 16 aprile, 56 casse vengono immagazzinate in una caserma tedesca a Limoges, poi nei caveau di un’agenzia della Banque de France. Tuttavia, Abel Bonnard alla fine autorizzò le autorità tedesche a esportarle a Monaco il 27 novembre: nel frattempo, la collezione transita attraverso i caveau della banca Dreyfus a Parigi e Bonnard si assicura che il Museo del Louvre prelevi 49 dipinti. Infine, 230 dipinti partirono per il Museo Hitler e 22 per le collezioni private di Goering. I restanti dipinti furono venduti a un misterioso commerciante olandese di nome Buittenweg, ossia 32 tele. Un mistero permane sul destino di alcuni dipinti.
Grazie alle scrupolose note di Rose Valland, che vede arrivare i detti dipinti al Jeu de Paume nel novembre 1943, conosciamo l’inventario prima della partenza per la Germania; fa anche attenzione ad annotare che i dipinti destinati a Goering sono stati da lui rifiutati.
Questo saccheggio deve essere attribuito a Bruno Lohse, capo dell’Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR) e Erhard Goepel (1906-1966), responsabile della sezione “Pittura olandese” del Museo di Hitler. Una volta a Monaco, i dipinti vennero registrati da Hermann Voss (1884-1969), capo curatore di detto museo, parte dei cui locali furono devastati dagli eserciti alleati nel 1945
Dopo la guerra, tutte le opere vengono considerate perdute ma, gradualmente, 162 (tra cui le 49 tele del Louvre a partire dal 1945) hanno potuto essere restituite agli aventi diritto, che hanno proceduto a delle vendite parziali tra il 1949 e il 1954, tramite la galleria Charpentier (Parigi), sotto il martello di Maurice Rheims assistito da Robert Lebel. E’ così che il 5 dicembre 1951 gli eredi decidono di procedere a una vendita durante la quale il Museo del Louvre può acquisire, legalmente questa volta, la Pietà attribuita alla cerchia di Petrus Christus.
Nel 1977, un dipinto di Jan van de Cappelle, “Mare calmo”, trovato in Germania, viene restituito alla famiglia Schloss, contro il rimborso del risarcimento pagato dalla FRG dopo il 1961. Le opere di Rembrandt, “Vecchio con la barba bianca che indossa un cappello nero”, e Dirk van Delen,”Natura morta con tulipano”, furono restituiti nel corso dell’anno 1999. “Maria de Medici” di Rubens, acquistata da un commerciante d’arte di New York a Christie’s, viene restituito nel dicembre 2000. Un altro esempio più recente, il 25 giugno 2002,il dipinto intitolato “ L’ebreo con il cappello di pelliccia” attribuito a Rembrandt, che era stato segnalato alla Galleria nazionale di Praga, viene restituito agli eredi.

Nel 2018 mancavano ancora 171 dipinti. Nel 2019, 166 opere non sono state ancora restituite, ma alcune di esse, riconosciute nei musei stranieri o nelle vendite, sono o sono state oggetto di procedimenti giudiziari o richieste di restituzione attraverso il canale diplomatico.

Il dipinto “Paesaggio boschivo” è descritto per la prima volta nel 1926 dallo storico e collezionista olandese Hofstede de Groot nel suo catalogo ragionato di pittori fiamminghi vol. 9 n. 83. Il dipinto è di nuovo menzionato nel 1949 nel catalogo delle vendite della collezione del defunto M. Adolphe Scloss, lotto 21, pl. XIV, riprodotto in bianco e nero e descritto.

Il dipinto è stato pulito presso il laboratorio Taddei Davoli di Reggio Emilia.
È accompagnato da un rapporto di diagnostica per immagini dello specialista Alessandro Burani e da un rapporto di restauro di Chiara Davoli.

Il dipinto è presentato in una cornice in stile Luigi XV del XIX secolo. Le fotografie della collezione Adolphe Schloss mostrano quanti dei suoi dipinti sono stati presentati nello stesso modello di cornice.

Descrizione

Tutti gli oggetti sono accompagnati da fattura elettronica, certificato di autenticità e, secondo i casi, scheda tecnica o expertise.