Giacomo De Maria (Bologna, 1762-1838) Allegoria della Temperanza

€6.500,00

Importante scultura in stucco raffigurante l’allegoria della Temperanza, attribuita a Giacomo De Maria (Bologna, 1762–1838); provenienza: Villa San Martino, Monte San Pietro, Bologna.

Giacomo De Maria fu uno dei principali scultori neoclassici bolognesi; contemporaneo, allievo e amico di Antonio Canova, svolse un ruolo di primo piano nella diffusione del Neoclassicismo nella sua città natale.
Si formò a Bologna presso l’Accademia Clementina. Il suo talento naturale lo distinse immediatamente dai compagni di corso, permettendogli di ottenere rapidamente numerosi riconoscimenti, sia per la sua dedizione che per la qualità delle sue opere. Nel 1787, De Maria si trasferì a Roma per un breve periodo di studio, che gli diede l’opportunità di esaminare direttamente le opere conservate nelle più prestigiose collezioni private di antichità e di visitare siti archeologici. Fu durante questo periodo che conobbe Antonio Canova, che si stava già affermando negli ambienti artistici romani come uno degli scultori più dotati. A Roma, Giacomo De Maria si immerse nel vasto mondo della scultura antica e si arricchì grazie al contatto con le brillanti figure del Rinascimento e del Seicento romano. In particolare, ebbe l’opportunità di scoprire il complesso mondo delle botteghe degli scultori del marmo, sotto la supervisione e la guida del Maestro. A questo proposito, fu decisivo il suo legame personale con Antonio Canova: da semplice ammiratore visitatore dello studio di Via delle Colonnette, divenne ben presto un caro amico, un rapporto che rimase forte e reciproco per tutta la vita. Così, al suo ritorno a Bologna – dove si distinse con la nomina a professore all’Accademia di Belle Arti –, riuscì a far progredire l’arte della scultura, liberandola dalle influenze barocche dei suoi predecessori e infondendola della potenza epica del Neoclassicismo, di cui aveva pienamente compreso l’essenza e il linguaggio. A Bologna, ricevette subito prestigiose commissioni e fu accolto trionfalmente come allievo di Canova; qui realizzò numerose opere, tra cui spicca la decorazione neoclassica di Palazzo Hercolani.

Sebbene l’arte della scultura sia sempre stata associata al marmo, è importante comprendere che, in realtà, venivano utilizzati svariati materiali, la cui scelta dipendeva semplicemente dalla disponibilità locale. Le terre della regione Cispadana, ricche di limo fluviale accumulatosi nel corso dei millenni, non erano estranee alla produzione di pietra o marmo nei secoli passati; tuttavia, a partire dal Rinascimento e proseguendo nelle generazioni successive, videro l’emergere di quella che potremmo definire una “poesia epica dell’argilla”. Questa si espresse principalmente attraverso raffigurazioni religiose che favorivano un’immediata comunione spirituale, così come nelle spettacolari rappresentazioni sacre delle “Lamentazioni”, capaci di toccare le profondità del cuore e di coinvolgere lo spettatore in un sentimento condiviso di intimo dolore. Inoltre, grazie alle cave di gesso – che forniscono scagliola e stucco, materiali altamente malleabili – queste stesse terre sono diventate un vero e proprio polo creativo, brulicante di figure e forme, onnipresenti in chiese e palazzi, con funzioni sia ornamentali che simboliche.

La nostra scultura vanta una provenienza prestigiosa e la sua attribuzione può essere confermata con certezza. Faceva parte di una serie di sculture allegoriche che adornavano il salone principale di Villa San Martino. I proprietari della tenuta, la nobile famiglia De’ Bianchi – che divenne Sassoli De’ Bianchi alla fine dell’Ottocento in seguito a un’alleanza matrimoniale – mantennero stretti legami con lo scultore Giacomo De Maria, che ricevette da loro commissioni. L’artista lavorò direttamente alla decorazione e all’abbellimento artistico delle proprietà della famiglia De’ Bianchi. Inoltre, la sua presenza a Monte San Pietro, vicino Bologna – dove si trova Villa San Martino – è documentata negli archivi del patrimonio culturale in relazione alla realizzazione di una pala d’altare per la chiesa di Santa Maria Assunta. Infine, De Maria utilizzò spesso lo stucco nelle sue creazioni, che si distinguono per l’ammirevole drappeggio; le decorazioni della monumentale scalinata di Palazzo Hercolani ne sono un esempio emblematico.

Nell’iconografia classica, la Temperanza è spesso raffigurata come una giovane donna che mescola o versa acqua, per moderare eccessi e passioni. È ritratta in una posa dinamica e sinuosa (un movimento in *contrapposto*), mentre regge con grazia un vaso riccamente decorato con motivi a rilievo. Il capo è avvolto da un morbido velo che le ricade sulle spalle, incorniciando un volto dai tratti classici e sereni. Il drappeggio della veste è profondo, tridimensionale e caratterizzato da marcati contrasti di luce e ombra, elementi tipici della tradizione scultorea del tardo barocco o del neoclassicismo.

Dimensioni:
H 115 cm,
L max. 45 cm,
Base 31 x 29 cm

Descrizione

Chiti Stefano, esperto in beni culturali iscritto all’Albo al numero 195.

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