Domenico Induno (1827-1890) Paesaggio Provenienza Collezione Bernasconi

12.500,00

Domenico Induno (Milano, 1827-1890)

“Paesani all’entrata di un villaggio”, olio su tela, firmato in basso a sinistra D. Induno.
Provenienza : antica collezione Juan e Felix Bernasconi.

Domenico Induno (Milano 1815, Milano 1878).
Fratello maggiore di Gerolamo, da giovane lavora come apprendista presso l’orafo Luigi Cossa, il quale lo convince ad iscriversi all’Accademia di Brera, trovandolo particolarmente dotato nell’arte del disegno. Dal 1831 segue i corsi di Brera, prima sotto la guida di Pompeo Marchesi, poi di Luigi Sabatelli, infine di Francesco Hayez; nelle sue prime opere, più volte ufficialmente premiate, si avverte pienamente l’influsso della pittura di Hayez.
Nei suoi dipinti, con soggetti tratti da episodi della Bibbia, oppure dalla storia antica, egli inserisce elementi patriottici, come nella tela Bruto giura di vendicare la morte di Lucrezia e in altre tele con soggetti carichi di sentimento, come Strage degli innocenti.
Nel 1840 Domenico Induno espone Saul unto re dal profeta Samuele, tela a lui commissionata dall’imperatore austriaco Ferdinando I, per la galleria imperiale di Vienna. Negli anni della maturità, Domenico Induno abbandona la pittura di storia e preferisce soggetti di genere, come La preghiera, Un episodio del Diluvio universaleː asseconda in tal modo le richieste di una committenza, composta da personalità dell’aristocrazia milanese colta e liberale, come Girolamo D’Adda e i duchi Antonio e Giulio Litta.
Per sfuggire alle repressioni austriache, durante i moti milanesi del 1848, con il fratello Gerolamo ripara prima in Svizzera ad Astano – dove sposa Emilia Trezzini, sorella del pittore Angelo – poi, nel 1850, a Firenze.I collezionisti e il pubblico che visitano le mostre sono sempre più sensibili alla pittura di genere, inaugurata da Domenico e che riguarda episodi domestici o teneramente patetici o sociali, e che talvolta ha come protagoniste persone umili o derelitte, oppure bambini poveri.
Temi domestici e popolari diventano una costante, in quegli anni, nei dipinti dei fratelli Induno, che vengono proposti alle mostre delle Società Promotrici di Torino, di Genova e di Firenze (La questua, Il rosario, Profughi da un villaggio incendiato, I contrabbandieri, L’artista nomade).
Nel 1854 Domenico ottiene la nomina di “Socio d’Arte” dell’Accademia di Brera e nello stesso anno espone, insieme ad altri dipinti, Pane e lagrime, acquistato da Hayez e presentato l’anno successivo a Parigi, dove è particolarmente apprezzato.
L’apice della sua carriera egli lo raggiunge con la tela Al cader delle foglie, esposta nel 1859, insieme ad altri soggetti domestici, dove egli presenta figure femminili intente a svolgere le faccende quotidiane. Dal 1860 inizia a lavorare al Bollettino di Villafranca, opera che esegue in più versioniː una fra queste, commissionata da Vittorio Emanuele II, gli vale il titolo di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Muore a Milano, il 5 novembre di quello stesso anno e viene sepolto nel Cimitero Monumentale di Milano.

La collezione Bernasconi è stata creata da Juan e Félix, imprenditori tessili, figli di Giovanni, artigiano di Mendrisio che,dopo essere emigrato in Argentina, fa fortuna con il commercio del cuoio.
I due, spesso a Milano per affari, amano frequentare assiduamente gli ambienti artistici della città. Grandi ammiratori della pittura, visitano gli ateliers degli artisti più in voga acquistando le opere direttamente da loro. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, i due fratelli costituiscono la più importante collezione di pittura italiana dell’Ottocento; conosciuta con il nome di “Collezione Bernasconi”, raduna nelle sale di “Villa Argentina”, costruita dal padre a Mendrisio, circa quattromila dipinti, con una predominanza assoluta di autori lombardi tra cui Pompeo Mariani, Mosè Bianchi, i fratelli Induno e Luigi Rossi.
La ricchezza della collezione, di cui non esiste nè inventario nè documenti, è stata resa pubblica allorché un ramo degli eredi Bernasconi ha deciso di venderne una grossa parte in asta, affidata alla Christie’s di Londra nel 1987.

Nel nostro dipinto il soggetto si focalizza in un angolo tra due vecchie case in pietra dall’aspetto cadente; dietro si scorge una montagna ed uno spicchio di cielo turchese inondato di luce. Più in basso, una donna, forse una lavandaia, risale la strada che porta al villaggio con un cesto colmo di biancheria mentre un ragazzo seduto su un ponte tra le case è intento a pescare. Una scena di vita quotidiana, un paesaggio che rassomiglia molto ai villaggi alpini a cavallo tra la Lombardia e la Svizzera dove il pittore è rimasto colpito dalla luce meravigliosa del luogo, luce che dà vita all’intero dipinto.

Il dipinto è in prima tela, in eccellente stato di conservazione. Ha subìto una semplice pulitura in un laboratorio specializzato.

Misure

Tela cm 43,5 x 30,5

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Descrizione

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