Domenico Induno (1815-1890) “Paesaggio Svizzero” Collezione Bernasconi

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Domenico Induno (Milano, 1815-1890) “Paesaggio svizzero con figure”, olio su tela, firmato in basso a sinistra D. Induno. Provenienza: Collezione Juan e Felix Bernasconi, Villa Argentina a Mendrisio (Svizzera)

Domenico Induno (Milano 1815, Milano 1878) si formò negli anni Trenta dell’Ottocento sotto la guida di Pompeo Marchesi e Francesco Hayez. La sua pittura, inizialmente incentrata su soggetti biblici e storici sotto l’influenza di Hayez, si orientò negli anni successivi verso temi di genere per soddisfare le esigenze di una clientela milanese aristocratica, colta e liberale. Per sfuggire alla repressione austriaca durante le rivolte del 1848, Induno si stabilì in Svizzera, nel cantone Ticino; lì entrò in contatto con la ricca famiglia Bernasconi, di cui dipinse i ritratti. Da lì, fece ritorno in Italia, prima a Firenze e poi a Milano. La critica contemporanea apprezzava sempre più la pittura di genere introdotta da Domenico, che consisteva in temi nazionali e popolari raffiguranti gli umili e gli emarginati. Nel 1854 fu nominato socio artistico dell’Accademia di Brera. I suoi dipinti riscossero grande successo di pubblico e critica. Nel 1859 raggiunse l’apice della sua carriera con “Al cader delle Foglie”. Nel 1863 divenne consulente accademico. Nel 1873 vinse la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Vienna e nel 1878, all’Esposizione di Parigi, ricevette la Legion d’Onore. Morì a Milano nello stesso anno.

La Collezione Bernasconi fu fondata da Juan e Félix, imprenditori ticinesi, figli di Giovanni, artigiano di Mendrisio emigrato in Argentina che fece fortuna nel commercio del cuoio. I due, che si trovavano spesso a Milano per lavoro, amavano frequentare gli ambienti artistici della città. Grandi amanti della pittura, frequentavano gli atelier degli artisti più rinomati e acquistavano opere direttamente da loro. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, i due fratelli riunirono la più importante collezione di pittura italiana di fine Ottocento, nota come “Collezione Bernasconi”, che ospitava quasi quattromila dipinti nella “Villa Argentina”, costruita dal padre a Mendrisio. La collezione era dominata da artisti lombardi, tra cui Pompeo Mariani, Mosè Bianchi, i fratelli Induno e Luigi Rossi. I tesori della collezione, di cui non esiste inventario né documentazione, vennero resi pubblici quando un ramo degli eredi di Bernasconi decise di venderne una parte consistente all’asta, affidando la vendita a Christie’s a Londra nel 1987.

Nel nostro dipinto, l’artista si concentra su un angolo tra due antiche case in pietra; sullo sfondo, una montagna e uno scorcio di cielo turchese immerso nella luce. In basso, una lavandaia percorre la strada che porta al paese, con un cesto di biancheria sottobraccio, mentre un ragazzo è seduto su un ponte a pescare. Una scena di vita quotidiana, un paesaggio molto simile ai borghi alpini a cavallo tra Lombardia e Svizzera. Il pittore, che ha trascorso molto tempo nelle Alpi svizzere, si è soffermato a dipingere questa scena, affascinato dalla luce del luogo, una luce meravigliosa che dona vita all’intero dipinto. Un paesaggio molto simile si può ammirare nel dipinto “L’incendio del villaggio” conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Il dipinto è in prima tela, in ottime condizioni. È incorniciato da una magnifica cornice in legno intagliato e dorato risalente alla metà del XIX secolo.
Il dipinto ci proviene direttamente dalla collezione di Juan e Felix Bernasconi di Villa Argentina.

Dimensioni:
cornice 59 x 46 cm
tela 43,5 x 30,5 cm

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Descrizione

Chiti Stefano, esperto in beni culturali iscritto all’Albo al numero 195.

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